mercoledì 4 dicembre 2013

Cervello al limone - con contorno di cuore-

Prendi un uomo
(Bellissimo)
Fallo biondo e poi moro.

Hai una mano
(Dolcissima)
A scivolar su di loro.

Prendi gli occhi
(Fortissimi)
Che sian chiari e di ghiaccio.

Prendi un sogno
(Lunghissimo)
In cui io, sola, taccio.


Condire il tutto con una voglia indiscussa
di regalare più d'una rosa rossa.

sabato 23 novembre 2013

Lingering

La mano scende
s'allarga il petto
la schiena trema
la gola sta

Si chiudon gli occhi
la mente scema
la bocca schiude
il cuore va

giovedì 14 novembre 2013

Ai miei galantuomini

Darò tempo al tempo
mi vestirò da clessidra
e mi capovolgerò
ogni volta che mi va.

Dirò no a quella colpa
che nell'anima m'alberga
perché m'ha mangiato l'ossa
e più non da me ne avrà.

Darò a me ciò che mi spetta
e se voi vorrete darmi
ciò che il vostro cuor discetta
nel mio sen l'accoglierò.

Dirò sì a quell'allegrezza
che nell'anima m'alberga
svelerò nell'interezza
ciò di cui capace son.

Voi che galantuomin siete
mi saprete sì girare
mentre il tempo passa e vale
e d'amor vi premierò.

sabato 19 ottobre 2013

TO ANY, AND THERE ARE MANY


To any man who's not you
I say: "goodbye, bye bye".
To any lip that's not yours
I say: "be part aside".
To any eye that glances
I say: "look through, you'll see
the man I love is deep inside
where he belongs to be".

To any moon that shines
I yell your name and smile.
To any sun that rises
I want to be at your side.
To any star I see
I say that you are mine.
To any cloud that blows
I say that I am yours.

To any place I go
I search your pretty face.
To any street I walk
I step towars your grace.
To any horoscope
I say: I run my race.
To any house I go
I say: "It's not my home,
there's always something missin'
where my true love is gone".

My home is where you are
no matter what will be.
My full joy is your hand on me
caressing all my skin.
My crazyness is being a fool
pretending is not like this.

My heart will dwell with you
for all rest of good life.
I'd rather be a corpse dead
instead not being your wife.

13.10.13


NEL LETTO DEL NOSTRO LETTO

Una mancanza di rispetto
un dolore che io accetto
Hai avuto anche del tatto
cambiando le lenzuola
ma non avrei previsto
di ridormirci sola.

Dimostrarti che so
svegliarmi al mattino
col solo scopo di
averti più vicino.
Non dormire per non farlo
non dormire mai abbastanza
per mostrare a me che merito
di essere una stronza.

Dormire in questo letto
sarà la mia tortura
sapere che qui dentro
hai avuto un'altra cura.

Non piangere perchè
a questo ti ho portato.
Lo specchio in cui mi guardo
infine si è spezzato.

Mi strapperei le labbra
che altri hanno baciato.
Mi strapperei le mani
che altri hanno toccato.

Ho voglia di morire
perchè
io
ti
ho
lasciato.


sabato 12 ottobre 2013

La Diabolica Commedia (ovvero: del contrappasso)


Si gioca pesante:
nel mio letto c'è il fiato di un'altra ansante.
nel mio letto c'era il corpo di una donna ansimante.
Che non ero io.

Ma ci sono io.
Qui,
adesso,
senza te.
Con il sesso che trapela
da ogni parte
dalla porta del bagno
ai cassetti
rimbalza sugli spigoli
s'annida negli anfratti
dai comodini
alle spine
fino a dirmi i tuoi non detti.

Rimbalza su ogni istante
in cui lei è stata qui
tra le tue braccia
godente.

Sì lo so.
Forse,
non significa niente.

E sapere
che io proprio
ti ho spedito
laddove tu hai deciso
fatto ardito
col tuo corpo
che io amo
che io tocco
ogni volta
come fosse 
instancabile
eterno
irrinunciabile
rito.

Brucia la pelle
a contatto
col mio letto.
Che mio non è,
ma tuo.
Che mio non sei,
ma suo?

E tutto questo
sapendo
che son io
che l'ho voluto.

Il contrappasso
che accetto
che merito
che ammetto
che persino

riesce a darmi aiuto. 

venerdì 4 ottobre 2013

La mia ottima risposta

0.

E' la febbre ora a parlare
nella notte monta e sale
non so quanto avrà da dire
ma la devo far partire.

Mi permetterà di dirti
come ancora so sognarti
e svegliarmi in preda al gelo
perchè al buio io disvelo
quel che so, e non son parole:



1.

Le mie mani tu volevi
i sorrisi e i passi lievi
le carezze sulle spalle
i sorrisi, e niente folle.
E lo so che tu sapevi
che sarebber state grevi
queste ore mie in tua assenza
per carenza di semenza.

Ma io imparerò pazienza.


Il comprendere il silenzio
il donarti il mio consenso
l'abbracciarti a tarda notte
coccolarti ancora, e forte.
Scivolare le mie dita
sulla tua fronte patita
dai pensieri turbinosi
dei moventi fumettosi.

Le tue mani, che mai posi.


Dentro il clandestino il sole
trovo a stento e non mi vuole,
non più posa la tua mano
sul mio sangue, e il fiato, invano,
cerca ancora di far breccia.
Ma se il tuo sentire intreccia
folti rovi in mezzo al bosco
io col mio parlare fosco
non so farmi ora più strada
per cui come vada vada.

Che ci accada quel che accada.


"Il silenzio tuo mi uccide"
dice Colpa, che qui scrive:
"Me lo sono meritato?
Troppo male, eh un' va cercato".
Ma aspettando qui io soffro
sempre attendo che il tuo rostro
mi dilanii disperato
perchè non ti ho più cullato.

E se mai fosse esistito?
Se non tritassi più il ritrito?


2.

Me lo scordo il mio passato!
e quanto è lungo il mio peccato
del pensarti malandato
quando tu dal cuor m'hai amato.

Meglio vivere il presente!
dove non mi manca niente
tranne te, chè ho qui a portata
la mia libertà dannata.

Mi si dice
che, in effetti,
non son proprio dei difetti
esser come si è poi nati
esser liberi e smodati
lasciar tutto un poco in giro
dormir molto come un ghiro
dare spazio anche agli amici
farsi qualche giro in bici
rincasare da ubriachi
chieder baci, e fiori, e baci.

Mi si dice,
-son discorsi-
che eravamo a degli opposti
che siam stati veri mostri
a resistere sì a lungo
quando il modo in cui io fungo
è diverso assai dal tuo:
il tacere è il tuo gran regno
le cicale a me dan pegno;
è l'azione che ti guida
la parole mia si fa grida.

Ma una cosa ci è rimasta,
ed a quella dire basta
non mi riesce, è come morte
che ti prende anzi la sorte:
non è il sogno,
nè è abitudine,
non è neanche l'inquietudine,
non è il tempo che è passato,
non è il senso del peccato.

Questo è morto, deve farlo.
Non ha senso rivangarlo.
Ci corrode dall'interno,
e non passerà l'inverno.


3.

E' quel senso più ulteriore
dietro a luna, a vento, a sole:
completarci le parole
farle forti, farle nuove.

Io lo so che meglio muta
mi vorresti, perchè aiuta
la distanza. L'ho voluta.

Ma stavolta ne fo arte;
come vedi, ne sei parte.

Senza te, o con te,
ti scrivo.
Sì, per quanto tu sia schivo.

Spero che ci incontreremo
in un unico terreno
che poi entrambi bazzichiamo
ma che ancora non battiamo
all'unisono col passo
per trovare un nuovo amplesso.

E' tra i libri che ti voglio
lì che l'energia rivolgo
perchè amarti sulla carta
è qualcosa che mi manca.

Mi potrai far migliorare?
Con le critiche aiutare?
E mi ascolterai se dico
che quel rigo è storto obliquo?
La potremo ancor curare
l'edizione che perfetta
abbia tutto, abbia anche dentro
il buon senso della fretta?

4. 

Rincontrarci tra le pieghe
tra le pagine e le righe
delle lettere vergate

è l'amor che resta in giostra:
la mia ottima risposta.

Reprise in sunrise


Questa notte scorre lenta,
il silenzio m'arroventa.
Che darei per tue parole
(sono arte, son pistole)
Che darei per le tue mani
(sono i veri melograni)
Che darei per il tuo amore
(troppo lente, queste ore).

Non sei più il mio fidanzato


Non sei più il mio fidanzato
pure, ieri mi hai baciato
mi hai sorriso, mi hai guardato.
Ma non sei più il mio fidanzato.

Non sei più il mio fidanzato
e ora che tu l'hai pensato
è realtà, mi spezza il fiato.
Più non sei il mio fidanzato.


Me l'avevi anche pur detto
che non risortiva effetto
richiamarti nel difetto
del mio amor che t'ha interdetto.

Questo orgoglio ti difende,
l'ambizione mai s'arrende:
"che ci fai qui, lemme lemme?
(hai voluto levar tende!)"
"quanto resti, quando vai?
(forse mi porterai guai!)"
"noi ce la faremo ancora
(resta sempre, o vai via ora!)"

Ho saputo, sì l'ammetto
adagiarmi al tuo intelletto
fino a perdere l'affetto
e far il tuo amor negletto.

La dolcezza ti difende,
muta in rabbia e non s'arrende:
"ora sì, sii tu migliore, 
(perchè mi hai spezzato il cuore!)"
"l'hai voluta, gelosia,
(perchè non sei stata mia!)"

L'ho voluta, e me l'aspetto,
tuo diritto che rispetto.
Già m'immagino e sospetto
quel che avviene nel tuo letto. 

Non considero un possesso
il mio chiedere il tuo sesso:
lo considero il respiro
-di un amore ancora vivo-
ora sì, sii tu beato
-nel mio orecchio un altro fiato-
l'ho voluto, sii (in)fedele
-nel mio letto scorre il fiele-

Ho ballato a fondo letto
non sol per sedurti, è certo.
Non è l'atto che mi aspetto
ma al tuo occhio bene accetto

il mio essere, all'intero,
che si rivestiva in nero:
"mi hai insegnato i tuoi colori"
<<(senza quelli, adesso, muori)>>
"non mi hai mai portata a cena"
<<(non sei sazia, ancora, iena?)>>
"non rispetti le esigenze"
<<(le tue luride 'esperienze'?)>>

Il tuo oroscopo ha predetto
quel che a me era un tuo difetto:
non saper metter nel detto
il tuo amor, che è tutto un dato:

non sei più il mio fidanzato.

sabato 14 settembre 2013

Il 13

Questo numero mi insegue da quando sono nata
si esplicita al suo meglio coagulato in una data.
Il 13 di maggio, se la madonna è apparsa,
non me ne sono accorta, d'amore ero riarsa.
I segni, gli indirizzi, l'alzare gli occhi in alto,
subire, ogni qual volta, il numerico suo assalto.
Misterico, seguente, di un ciclo che ripete
che possa poi portarmi alla più serena quiete.
E d'anno in anno ancora sperare che si chiuda
temere con desio che mi riapparisse Giuda.
Il 13 settembre, quando mia madre nacque
lo stesso giorno aperte non solo le sue acque,
ma in altre io dispersi, nel fuoco questa volta,
la carta di passione che in cenere ho disciolta.
Quest'anno ancora viene, ma sento in questa fiata
di essermi, e davvero, dal male liberaa.
Quel male che mi volle aspra in dicotomia
nel non sapere scegliere qual fosse la mia via.
Quest'anno, adesso viene, non brucerò un bel nulla
è giunto al fin momento di perdermi nella folla
di quelli che han sofferto, che amore hanno perduto
tra quelle che s'imparano che col silenzio muta
dell'animo il più fondo, che un gran dolore aiuta.
Mai tanto io soffersi come sto adesso sola
ma il 13, violento, stavolta mi consola.

giovedì 12 settembre 2013

Sale.

Pensarti tra le mani
di un'altra donna
è il sale.

E' cenere di gesso
che mi si ferma
in gola
E' voglia del tuo sesso
che gode
e mi consola

E' lacrime di sangue
che scappano dal petto
E' voglia di morire
se non ti ho nel mio letto
E' ridere di nervi
se te la penso accanto
E' l'onda che conservi
e che vien su col canto
E' morte cruda e vera
l'amore mio di un'altra
E' l'ansia di sapere
se la mia bocca è morta

Se le mie mani attendi
o se non ne hai bisogno

E' la presenza nera
che abita il mio sogno

Apostrofe di fine luglio

Lo strano suono degli uccelli in coro
mentre la notte ancor basso porta il velo
una scintilla che mi resta tra le dita
mi brucia l'unghia, mi leva questa vita.
In questa casa, che è tempio di dolcezza,
vive una micia, che fa di nome Tesla
mi dorme addosso, mi miagola in risposta
si stringe al capo, lo sente che nell'ossa
ho un vento freddo, cui turbine è nel petto
quando non soffia l'afflato dell'inetto.
Non vive solo un felino in questa casa,
ma bensì due, e di quello sono sposa.
Corregge il senso dei miei smarrimenti
mi dice spesso che nei ragionamenti
dovrei trovare balanza e infine requie
eppur rispetta tutte le mie esequie,
le mie reliquie che gelosamente
trascino ancora, coraggiosamente
quand'è viltà la vera mia padrona
giacché furore in gabbia non ragiona.
Non che mi creda, e l'ho detto sovente,
una qual sorta di mistica veggente,
ma se c'ho un dono, perché dovrei sprecarlo
perché dovrei tra neuroni e linee farlo
restare inerte, sempre sull'all'erta
quando io lo so che se una cosa è certa
è che la mente mia così funziona:
non vuole reti, se le metti t'imprigiona.


venerdì 16 agosto 2013

Quale allegria

Spero la tua guerra
vada meglio della mia
che non so neanche più se ho perso
o se mi basta, o quel che sia.
Dormendo al lato del tuo letto
che i capelli porta via.
Non so neanche dove ho messo
la mia voglia di allegria.

sabato 10 agosto 2013

dal tramonto all'alba

con labbra sporche di una notte di vino
a Oltrequando colazione con italian cappuccino

venerdì 9 agosto 2013

Me stessa. Un'ossessa.


Mai ho saputo vivere serena
quant'è che a me lo scrivere fa piena.
E' l'unico frammento di me stessa
che fa svegliare dentro me un'ossessa.

Perch'io, quando di scrivere decido
raccordo quel legame che recido
ogni qualvolta che con te non posso;
ed è come un cucchiaio dentro a un fosso
cercare di scavarmi nelle vene
scoprire sì, che sono ancora piene
di qualche cosa che non hai capito.

Chè sei un artista tu, per quel tuo dito,
però mai non sai attendere i miei versi,
sorridi, certo, quando son perversi;
ma il modo che io ho di raccontarmi
e che m'accoglie in quel che non sai darmi
è l'essere mio vero e rarefatto
qualcosa che ogni volta che l'ho fatto
m'ha riportato sempre più me stessa
per questo vivo e vo come un'ossessa.

Per questo quindi quando io lo faccio
e tu ci ridi, infiammo come ghiaccio:
perché i poeti sono bestie strane
son come dolcitimide puttane,
perché 'ste righe che ora stai leggendo
son'attimo di me che stai intendendo
che per quanto ogni volta io ci provi
tu sei sempre lì pronto...e non lo trovi.

Innesco forse in te una frustrazione
che dice che poi avrò qualche ragione
per rigirarmi a letto e star da sola
restando con le mani sulla gola
ché manca il tuo calore e il tuo sostegno?

Ché sempre tu dimentichi il ritegno
della dolceridente Saffo viola
la notte quando il sonno mi consola
dicendomi che in fondo la poesia
è un posto che mi rende così mia
da rendermi più lungi e senza porta,
e temi in te l'amata in me sia morta.

Non è quella parola che raffranca,
non è paura della carta bianca,
neppure solitudine richiesta,
nemmanco un bel bacino sulla testa.

E' un tempo dove il tempo non sa stare
è il modo che io ho per raccontare
e non mi passa manco per la mente
che in questo tu non ci capisca niente.
Però davvero è roba delicata,
e in questo vorrei esser rispettata.

Non tutti han stesso modo di narrare
non tutti poi lo stesso vagheggiare.

Quel che io penso dentro alle mie righe
è dentro me, sepolto e non si scrive
se un attimo non ho di perdizione
se non collego impeto ad azione.
E in questo, in quell'istante prodigioso
dovresti essere un poco rispettoso
di chi non come te prende la penna
di chi non ce la fa a fare la ghigna.

“Invece”, pensi, “cosa c'è di meglio
che d'amor ricoprirla?” Ma io non voglio!
Ché il tempo che ho passato senza penna
era perché all'inferno questa donna
da sola senza te la fai restare
perché rider non sa del suo poetare.

Se tu ne ridi, ne riderai ancora,
se dico che il tuo amor non mi consola,
seppure sia la gioia di mia vita?
Se prendo la mia penna tra le dita
per raccontarmi ed essere qualcosa
che poi non è più la tua dolce sposa?

E dici che ti piace, che lo apprezzi,
mentr'io so ch'i poeti han di quei vezzi
che tu non mai sapesti rispettare.
Sono scimmie che però sanno cantare.
San ridere ma quando la poesia
raffiora come brina sulla via
è un attimo disperso e non si ride
nemmeno se la vita lo decide.

Le rime sono un senso disperato,
un gioco sì, ma tanto più spietato,
se quando lo raccogli nella mente
ci spunta all'improvviso della gente
che quelle rime non sa confortare,
che ti risponde: va un po' a lavorare.

Se gratti con le lame sulla neve,
ghiaccio non è, non spezza, è troppo lieve,
ma striderà più forte se più insiste
la mano che in realtà non le ha mai viste.
E' la natura intatta delle rime,
che vuole che al costato sian le prime
ad esser colte e non l'amato amore
anche se come il nostro mai non muore.

Per quanto tu lo sappia, abbia creato,
per quanto come me l'abbia pensato
che vivere nell'arte è un riso amaro,
nel saper quanto questo costi caro;

ti prego non toccarmi quando scrivo
ti prego lascia scorrere 'sto rivo
che poche volte riesco a bere bene,
ché voglio le mie vene siano piene
non solo di quel che non hai capito
ma anche di un conforto mai sopito
di cui ho tanto bisogno come sai
ma che però non voglio, no, giammai
che la mia voglia di narrarti rime
s'accordi con le tue risa sgualdrine.

giovedì 8 agosto 2013

FIGLIE DEL SOLE

O voi che amaste fiere
belve inesplorate col sedere.
Voi che con desiderio avete dato
all'uomo tutto il senso del peccato.
Voi che le mani macchiaste
del sangue dei figli che aveste.
Voi che rapiste obliose
uomini perchè curiose.
Voi che ai crocicchi aspettate
di nuovo d'esser temute.
Ed amate.
Amate le bestie sulle quali si nuota
per andare per mare
a fondare l'Europa.
Io vacca.
Io strega.
Io Circe.
Io gatta.
Io ieri.
Io vaga.
Io matta.

Io maga.   

mercoledì 31 luglio 2013

Chocking the snake (the sound of shivering)

Instead of lingering
you’d better listen to
the sound of shivering
that passes you by
And you should cut it here
this nasty fingering
that you still pratice in
your ass-hole mind.
It would be ok with me
if didn’t happen that
the sound of shivering
wak’s me up in night.
It seems that out of blue
this nasty fingering
can still recall to you
my ass-hole mind.

The dreaming power of
searchin’ a dead cat in
the sound of shivering
to know it’s not gone
So here it goes again
this nasty fingering
that keeps us playing like
we’re cats and mice.