0.
E' la febbre ora a parlare
nella notte monta e sale
non so quanto avrà da dire
ma la devo far partire.
Mi permetterà di dirti
come ancora so sognarti
e svegliarmi in preda al gelo
perchè al buio io disvelo
quel che so, e non son parole:
1.
Le mie mani tu volevi
i sorrisi e i passi lievi
le carezze sulle spalle
i sorrisi, e niente folle.
E lo so che tu sapevi
che sarebber state grevi
queste ore mie in tua assenza
per carenza di semenza.
Ma io imparerò pazienza.
Il comprendere il silenzio
il donarti il mio consenso
l'abbracciarti a tarda notte
coccolarti ancora, e forte.
Scivolare le mie dita
sulla tua fronte patita
dai pensieri turbinosi
dei moventi fumettosi.
Le tue mani, che mai posi.
Dentro il clandestino il sole
trovo a stento e non mi vuole,
non più posa la tua mano
sul mio sangue, e il fiato, invano,
cerca ancora di far breccia.
Ma se il tuo sentire intreccia
folti rovi in mezzo al bosco
io col mio parlare fosco
non so farmi ora più strada
per cui come vada vada.
Che ci accada quel che accada.
"Il silenzio tuo mi uccide"
dice Colpa, che qui scrive:
"Me lo sono meritato?
Troppo male, eh un' va cercato".
Ma aspettando qui io soffro
sempre attendo che il tuo rostro
mi dilanii disperato
perchè non ti ho più cullato.
E se mai fosse esistito?
Se non tritassi più il ritrito?
2.
Me lo scordo il mio passato!
e quanto è lungo il mio peccato
del pensarti malandato
quando tu dal cuor m'hai amato.
Meglio vivere il presente!
dove non mi manca niente
tranne te, chè ho qui a portata
la mia libertà dannata.
Mi si dice
che, in effetti,
non son proprio dei difetti
esser come si è poi nati
esser liberi e smodati
lasciar tutto un poco in giro
dormir molto come un ghiro
dare spazio anche agli amici
farsi qualche giro in bici
rincasare da ubriachi
chieder baci, e fiori, e baci.
Mi si dice,
-son discorsi-
che eravamo a degli opposti
che siam stati veri mostri
a resistere sì a lungo
quando il modo in cui io fungo
è diverso assai dal tuo:
il tacere è il tuo gran regno
le cicale a me dan pegno;
è l'azione che ti guida
la parole mia si fa grida.
Ma una cosa ci è rimasta,
ed a quella dire basta
non mi riesce, è come morte
che ti prende anzi la sorte:
non è il sogno,
nè è abitudine,
non è neanche l'inquietudine,
non è il tempo che è passato,
non è il senso del peccato.
Questo è morto, deve farlo.
Non ha senso rivangarlo.
Ci corrode dall'interno,
e non passerà l'inverno.
3.
E' quel senso più ulteriore
dietro a luna, a vento, a sole:
completarci le parole
farle forti, farle nuove.
Io lo so che meglio muta
mi vorresti, perchè aiuta
la distanza. L'ho voluta.
Ma stavolta ne fo arte;
come vedi, ne sei parte.
Senza te, o con te,
ti scrivo.
E' la febbre ora a parlare
nella notte monta e sale
non so quanto avrà da dire
ma la devo far partire.
Mi permetterà di dirti
come ancora so sognarti
e svegliarmi in preda al gelo
perchè al buio io disvelo
quel che so, e non son parole:
1.
Le mie mani tu volevi
i sorrisi e i passi lievi
le carezze sulle spalle
i sorrisi, e niente folle.
E lo so che tu sapevi
che sarebber state grevi
queste ore mie in tua assenza
per carenza di semenza.
Ma io imparerò pazienza.
Il comprendere il silenzio
il donarti il mio consenso
l'abbracciarti a tarda notte
coccolarti ancora, e forte.
Scivolare le mie dita
sulla tua fronte patita
dai pensieri turbinosi
dei moventi fumettosi.
Le tue mani, che mai posi.
Dentro il clandestino il sole
trovo a stento e non mi vuole,
non più posa la tua mano
sul mio sangue, e il fiato, invano,
cerca ancora di far breccia.
Ma se il tuo sentire intreccia
folti rovi in mezzo al bosco
io col mio parlare fosco
non so farmi ora più strada
per cui come vada vada.
Che ci accada quel che accada.
"Il silenzio tuo mi uccide"
dice Colpa, che qui scrive:
"Me lo sono meritato?
Troppo male, eh un' va cercato".
Ma aspettando qui io soffro
sempre attendo che il tuo rostro
mi dilanii disperato
perchè non ti ho più cullato.
E se mai fosse esistito?
Se non tritassi più il ritrito?
2.
Me lo scordo il mio passato!
e quanto è lungo il mio peccato
del pensarti malandato
quando tu dal cuor m'hai amato.
Meglio vivere il presente!
dove non mi manca niente
tranne te, chè ho qui a portata
la mia libertà dannata.
Mi si dice
che, in effetti,
non son proprio dei difetti
esser come si è poi nati
esser liberi e smodati
lasciar tutto un poco in giro
dormir molto come un ghiro
dare spazio anche agli amici
farsi qualche giro in bici
rincasare da ubriachi
chieder baci, e fiori, e baci.
Mi si dice,
-son discorsi-
che eravamo a degli opposti
che siam stati veri mostri
a resistere sì a lungo
quando il modo in cui io fungo
è diverso assai dal tuo:
il tacere è il tuo gran regno
le cicale a me dan pegno;
è l'azione che ti guida
la parole mia si fa grida.
Ma una cosa ci è rimasta,
ed a quella dire basta
non mi riesce, è come morte
che ti prende anzi la sorte:
non è il sogno,
nè è abitudine,
non è neanche l'inquietudine,
non è il tempo che è passato,
non è il senso del peccato.
Questo è morto, deve farlo.
Non ha senso rivangarlo.
Ci corrode dall'interno,
e non passerà l'inverno.
3.
E' quel senso più ulteriore
dietro a luna, a vento, a sole:
completarci le parole
farle forti, farle nuove.
Io lo so che meglio muta
mi vorresti, perchè aiuta
la distanza. L'ho voluta.
Ma stavolta ne fo arte;
come vedi, ne sei parte.
Senza te, o con te,
ti scrivo.
Sì, per quanto tu sia schivo.
Spero che ci incontreremo
in un unico terreno
che poi entrambi bazzichiamo
ma che ancora non battiamo
all'unisono col passo
per trovare un nuovo amplesso.
E' tra i libri che ti voglio
lì che l'energia rivolgo
perchè amarti sulla carta
è qualcosa che mi manca.
Mi potrai far migliorare?
Con le critiche aiutare?
E mi ascolterai se dico
che quel rigo è storto obliquo?
in un unico terreno
che poi entrambi bazzichiamo
ma che ancora non battiamo
all'unisono col passo
per trovare un nuovo amplesso.
E' tra i libri che ti voglio
lì che l'energia rivolgo
perchè amarti sulla carta
è qualcosa che mi manca.
Mi potrai far migliorare?
Con le critiche aiutare?
E mi ascolterai se dico
che quel rigo è storto obliquo?
La potremo ancor curare
l'edizione che perfetta
abbia tutto, abbia anche dentro
il buon senso della fretta?
4.
Rincontrarci tra le pieghe
tra le pagine e le righe
delle lettere vergate
è l'amor che resta in giostra:
la mia ottima risposta.
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