sabato 14 settembre 2013

Il 13

Questo numero mi insegue da quando sono nata
si esplicita al suo meglio coagulato in una data.
Il 13 di maggio, se la madonna è apparsa,
non me ne sono accorta, d'amore ero riarsa.
I segni, gli indirizzi, l'alzare gli occhi in alto,
subire, ogni qual volta, il numerico suo assalto.
Misterico, seguente, di un ciclo che ripete
che possa poi portarmi alla più serena quiete.
E d'anno in anno ancora sperare che si chiuda
temere con desio che mi riapparisse Giuda.
Il 13 settembre, quando mia madre nacque
lo stesso giorno aperte non solo le sue acque,
ma in altre io dispersi, nel fuoco questa volta,
la carta di passione che in cenere ho disciolta.
Quest'anno ancora viene, ma sento in questa fiata
di essermi, e davvero, dal male liberaa.
Quel male che mi volle aspra in dicotomia
nel non sapere scegliere qual fosse la mia via.
Quest'anno, adesso viene, non brucerò un bel nulla
è giunto al fin momento di perdermi nella folla
di quelli che han sofferto, che amore hanno perduto
tra quelle che s'imparano che col silenzio muta
dell'animo il più fondo, che un gran dolore aiuta.
Mai tanto io soffersi come sto adesso sola
ma il 13, violento, stavolta mi consola.

giovedì 12 settembre 2013

Sale.

Pensarti tra le mani
di un'altra donna
è il sale.

E' cenere di gesso
che mi si ferma
in gola
E' voglia del tuo sesso
che gode
e mi consola

E' lacrime di sangue
che scappano dal petto
E' voglia di morire
se non ti ho nel mio letto
E' ridere di nervi
se te la penso accanto
E' l'onda che conservi
e che vien su col canto
E' morte cruda e vera
l'amore mio di un'altra
E' l'ansia di sapere
se la mia bocca è morta

Se le mie mani attendi
o se non ne hai bisogno

E' la presenza nera
che abita il mio sogno

Apostrofe di fine luglio

Lo strano suono degli uccelli in coro
mentre la notte ancor basso porta il velo
una scintilla che mi resta tra le dita
mi brucia l'unghia, mi leva questa vita.
In questa casa, che è tempio di dolcezza,
vive una micia, che fa di nome Tesla
mi dorme addosso, mi miagola in risposta
si stringe al capo, lo sente che nell'ossa
ho un vento freddo, cui turbine è nel petto
quando non soffia l'afflato dell'inetto.
Non vive solo un felino in questa casa,
ma bensì due, e di quello sono sposa.
Corregge il senso dei miei smarrimenti
mi dice spesso che nei ragionamenti
dovrei trovare balanza e infine requie
eppur rispetta tutte le mie esequie,
le mie reliquie che gelosamente
trascino ancora, coraggiosamente
quand'è viltà la vera mia padrona
giacché furore in gabbia non ragiona.
Non che mi creda, e l'ho detto sovente,
una qual sorta di mistica veggente,
ma se c'ho un dono, perché dovrei sprecarlo
perché dovrei tra neuroni e linee farlo
restare inerte, sempre sull'all'erta
quando io lo so che se una cosa è certa
è che la mente mia così funziona:
non vuole reti, se le metti t'imprigiona.