E mi piaceva parlare d'amore,
quando era sera, finite le ore
dirsi le cose accadute quel giorno
dirsi che sempre s'aspettava altrui ritorno
dirsi che i baci non erano abbastanza
dirsi che il cielo era tutto in quella stanza
dirsi che fuori, nel mondo inabitato
non c'era che il dolce pensiero dell'amato.
E mi piaceva sorrider d'imbarazzo
su un complimento, una carezza, o anche sto cazzo
piegare il corpo, nascondere il mio viso
dentro al tuo petto, di casa e sesso intriso.
E mi piaceva quella tua timidezza
considerare un mio tuo elogio una stranezza
e l'abbassarsi dei tuoi occhi illuminati
come se allora, in quel momento, fosser nati
dalle parole mie spontanee e non raccolte.
Me le conservo, io, tutte quelle volte
che la tua bocca mi ha detto che ero bella,
che la tua voce mi disse che non stella
bensì la luna, io ero, in tua visione.
Me lo ricordo quando solo l'emozione
guidava mani, sorrisi e passi falsi
dei miei piccini e ingenui piedi scalzi
su fiumi d'erba, o sabbie, o primavere.
Vorrei parlar d'amor con te,
tutte le sere.