Lo strano suono degli uccelli in coro
mentre la notte ancor basso porta il velo
una scintilla che mi resta tra le dita
mi brucia l'unghia, mi leva questa vita.
In questa casa, che è tempio di dolcezza,
vive una micia, che fa di nome Tesla
mi dorme addosso, mi miagola in risposta
si stringe al capo, lo sente che nell'ossa
ho un vento freddo, cui turbine è nel petto
quando non soffia l'afflato dell'inetto.
Non vive solo un felino in questa casa,
ma bensì due, e di quello sono sposa.
Corregge il senso dei miei smarrimenti
mi dice spesso che nei ragionamenti
dovrei trovare balanza e infine requie
eppur rispetta tutte le mie esequie,
le mie reliquie che gelosamente
trascino ancora, coraggiosamente
quand'è viltà la vera mia padrona
giacché furore in gabbia non ragiona.
Non che mi creda, e l'ho detto sovente,
una qual sorta di mistica veggente,
ma se c'ho un dono, perché dovrei sprecarlo
perché dovrei tra neuroni e linee farlo
restare inerte, sempre sull'all'erta
quando io lo so che se una cosa è certa
è che la mente mia così funziona:
non vuole reti, se le metti t'imprigiona.
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